30/06/2008...10:04 pm

MA DOVE ABITA LA SORDITA? IN CHI NON SENTE O NON VUOL SENTIRE?

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Una persona é considerata sorda nel momento in cui il suo sistema uditivo non le permette di capire e dare un significato al linguaggio orale. La denominazione “sordomuto” é impropria e va eliminata dal linguaggio corrente.

Il sordo ha il diritto di decidere della propria vita e di costruire liberamente la propria identità.
Il sordo ha il diritto di trasmette alle generazioni sucessive la sua esperienza e la sua conoscenza della sordità.

La lingua naturale dei sordi é la lingua dei segni.
Il canale visivo–gestuale permette loro un acccesso diretto e naturale, uguale a quello che sperimenta l’udente con la lingua orale.
Il sordo ha il diritto di utilizzare la lingua dei segni in tutti i settori della sua vita.
La lingua dei segni deve essere incoraggiata e favorita sin dalla prima infanzia per garantire al bambino sordo uno sviluppo cognitivo e affettivo armonioso, che lo conduca a una chiara e sana identità.
Mezzi tecnici devono essere messi a disposizione per l’acquisizione della lingua orale per il raggiungimento di una buona competenza orale.
La lingua scritta deve essere incorraggiata.
Mi permetto di far notare che il bilinguismo,auspicabile dalla Charta dei diritti delle persone sorde, è fortemente bandito a favore di una forzatura della persona sorda nel mondo udente e nei suoi mezzi comunicativi.

Il sordo ha il diritto a una formazione uguale a quella dell’udente.
Il sordo ha il diritto di scegliere liberamente la sua formazione professionale secondo le sue competenze. Devono essere garantiti il libero accesso alla formazione, alla formazione continua, al perfezionamento e alla riqualificazione professionale.
Il bambino sordo ha il diritto a una scolarità bilingue (lingua dei segni e lingua orale) che gli assicuri l’accesso alla conoscenza, all’informazione, all’integrazione professionale e sociale.
Peccato che persone qualificate per l’assistenza alla comunicazione per le persone sorde sono piuttosto rare nelle strutture scolastiche del nostro paese. Ne deriva che la sua formazione non può essere pari a quella di un udente: testimone di ciò il bassissimo numero di frequentanti sordi alle Università italiane. Mancando i sostegni comunicativi,un sordo profondo privo di apparecchio o di impianto cocleare non può usufruire dei servizi e dei diritti universitari che spettano a un udente.

Il sordo ha il diritto a un accesso completo all’informazione e alle prestazioni messe a disposizione del pubblico da parte delle autorità e degli organismi privati. Nei luoghi pubblici l’informazione orale deve essere diffusa con supporto visuale.
Devono essere proposti aiuti tecnici che rispondano ai bisogni delle persone sorde.
Le informazioni in lingua dei segni e la sottotitolazione devono essere garantite dai media visuali (per es. televisione, video, DVD, etc.)
Dobbiamo fare un’analisi dei mezzi di comunicazione visivi gestuali presenti in Italia?

Il sordo ha il diritto di rappresentarsi da sé in tutte le situazioni che lo concernono direttamente.
L’aiuto e l’accompagnamento devono condurlo all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Le competenze specifiche del sordo devono essere riconosciute.
Fin quando ci sarà un accompagnamento coatto e non ci sarà l’uso di mezzi propri di comunicazione e comprensione della lingua parlata e scritta non può esserci,a mio parere,indipendenza.

Le organizzazioni dei sordi hanno il diritto a partecipare in modo adeguato a tutte le decisioni che concernono la loro comunità.
Tutti gli organismi pubblici e privati che si occupano di sordità devono fare appello alle competenze specifiche delle persone sorde e delle loro organizzazioni.
Mi trovo d’accordo.

Il sordo ha il diritto alla propria cultura.
Il rapporto visivo che i sordi stabiliscono con il mondo sviluppa una cultura specifica.
Essa é aperta e crea un’identità solidale. Questa cultura deve essere valorizzata e incorragiata.
Tale cultura deve essere incoraggiata. Attraverso quali mezzi? Quelli che sono sfruttati in maniera sbagliata?

La solidarietà fra tutti i sordi deve essere incoraggiata indipendentemente dal livello di sordità e dal genere di comunicazione. Ciò costituisce la base di ogni sviluppo umano, politico e sociale in seno alla comunità dei sordi e nella società in generale.
Concordo. I sordi sono persone solidali. Ma solo tra di loro. Con gli udenti sono diffidenti.
Beh,chi li biasima?
Son stati ghettizzati per anni!

2 Commenti

  • unvideoalgiorno

    Credo che qualsiasi handicap, se cosi si può chiamare, è stato ghettizzato da anni,se non da sempre.
    Dovremmo imparare,alle volte, a far smuovere le nostre coscenze e fare un passo dall’altra parte.
    Ma,come hai detto te, nel mondo di oggi, il sordo, in questo esempio, ha una diffidenza verso il mondo degli udenti.
    Una diffidenza amplificata a tutto il resto di quelle categorie,cosi dette “minori”.
    Di minore credo non ci sia niente. Forse soltanto il nostro scansarli per una sorta di egoismo che quasi tutti ci portiamo dentro.
    Però è bello sapere che ci sono persone che scansano i pregiudizi e rendono tutto il mondo uguale.
    E’un bellissimo punto di partenza,secondo me.
    Un bacio.

  • altrafacciadime

    @unvideoalgiorno: io credo che i minorati,se li vogliamo chiamare cosi,siamo più noi di loro!
    E a volte ci si dimentica che anche chi non sente,chi non vede,chi è inabile in altre forme,resta una persona. Una persona con dei doveri certo,ma anche e soprattutto con dei diritti. E quei diritti vanno tutelati,esattamente come si fa per le persone abili.
    Ma purtroppo di queste persone ci si ricorda solamente quando ci sono le elezioni e arrivano le interpreti al telegiornale per far capire ai sordi come devono votare..
    e te ne ho detta solo una!


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